La democrazia e la Realpolitik

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Su questo stesso giornale, in un interessante articolo dal titolo Un corteo vi travolgerà (2 febbraio), Giampaolo Pioli ha messo in evidenza i grandi cambiamenti intervenuti sulla scena internazionale a partire dal fatidico crollo del Muro di Berlino e dal progressivo affermarsi su scala mondiale di una sorta di «democrazia globale». Attualmente l’onda lunga di questo processo democratico investirebbe il mondo arabo, dall’Algeria alla Tunisia, dall’Egitto allo Yemen sino all’Arabia Saudita. A cambiare i regimi più o meno autocratici di questi Paesi non sarebbero i «carri armati ma i cortei», coadiuvati dai nuovi mezzi di comunicazione capaci di mobilitare le masse e coordinare i movimenti, ma a quanto pare incapaci di produrre leader dotati di consenso e di potere. Come in altri casi della storia le piazze contano ma – lo sappiamo bene – contano ancor più i voti, oppure la forza. In questo momento, in Egitto, è proprio la forza militare protagonista della cosiddetta rivoluzione. In realtà, gli esiti di questi movimenti sono oggettivamente ancora molto incerti. Ciò che desta sorpresa è l’atteggiamento delle potenze occidentali, dagli USA all’Unione Europea, che hanno avuto un ruolo incerto e irrilevante. Anzi, la posizione assunta Hilary Clinton lascerebbe intendere che gli USA stiano abbandonando la Realpolitik per favorire sempre e ovunque, dal Cairo a Pechino, da Teheran a Riad, la via delle libere elezioni e della libertà d’espressione, preludio alla democrazia. Non c’è dubbio che la via della democrazia sarebbe da tutti auspicabile, ma non sembra proprio che essa sia un esito certo o tantomeno scontato. I Fratelli Musulmani, l’unica forza organizzata in un grande Paese come l’Egitto, non rappresentano infatti una garanzia di democrazia come molti credono ed altri, ad esempio Mohammed El Baradein, leader dell’opposizione a Mubarak, ci vorrebbero convincere. Una ascesa al potere dei Fratelli Musulmani in un paese chiave come l’Egitto potrebbe significare la nascita di una democrazia illiberale per nulla utile alla pace, alla democrazia e al progresso della stessa società egiziana. L’esito della crisi è ancora incerto, ma se dovessero affermarsi forze integraliste, queste potrebbero spostare in senso antioccidentale l’asse dell’intero Medio Oriente, con riflessi rovinosi non solo per Israele, ma anche per l’intera Europa e gli USA. E’ di tutta evidenza che davanti a questi processi, che incideranno sugli equilibri mondiali, gli USA e l’Europa non sono riuscite a incidere più di tanto ed ognuno ha marciato per proprio conto. Tuttavia nessuno può illudersi che le risorse della Realpolitik siano diventate obsolete. Sarebbe l’umiliazione dell’intelligenza del mondo occidentale e la ignoranza degli interessi strategici, che dominano sempre sulla scena internazionale.

Scritto per “La Nazione” il 03/02/2011

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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