In politica estera, l’”ambiguità” si traduce in prudenza

In politica estera, l’”ambiguità” si traduce in prudenza

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Davanti ai fenomeni di crisi dall’incerto futuro, sulle sponde africane del Mediterraneo e specialmente in Libia, a due passi dall’Italia, il nostro paese sta tenendo una linea politica giudicata da alcuni ambigua. In politica estera, l’ambiguità, in certe circostanze, è più utile dell’ingenuità, specialmente per un paese che, per collocazione geopolitica ed economica, si trova in prima linea. Certamente non ci si può far trovare isolati di fronte alla partita di portata storica storica che si sta giocando intorno alla crisi libica. Tuttavia il governo italiano ha fatto bene a dichiarare per bocca del ministro Frattini che: “l’Italia non parteciperà a bombardamenti mirati su territorio libico”. Infatti la Francia sta pensando al bombardamento di tre aeroporti da cui partono le offensive di Gheddafi. Un po’ rudemente il ministro degli Interni Maroni, che già si trova in prima linea per la questione dell’immigrazione, con tutto il corollario di problemi che essa comporta, ha invitato gli americani a “darsi una calmata”. Molti nell’Unione Europea pensano la stessa cosa, mentre Sarkozy e Cameron, i quali, dalla crisi ricevono vantaggi immediati per l’innalzamento dei prezzi delle loro risorse energetiche, vorrebbero che Gheddafi se ne andasse subito, mentre minacciano raid sulla Libia e, nello stesso tempo, la Francia riconosce il Consigli nazionale della città di Bengasi. Inoltre, vorrebbero spingere l’Unione europea sullo stesso terreno, ma la Germania si è subito smarcata. Anzi, il ministro degli esteri tedesco ha dichiarato che la Germania non vuole “diventare parte in causa in una guerra civile”. Prudentemente l’Italia ha rimesso in funzione il consolato a Bengasi, capoluogo dell’insurrezione anti-Gheddafi. Guarda caso, il consolato era stato chiuso nel 2006, quando fu assaltato da dimostranti anti-italiani. Nello stesso tempo l’Italia ha ridotto il personale, ma non ha chiuso l’ambasciata di Tripoli. Tutto questo mentre il figlio di Gheddafi, Saif al Islam, che adesso guida con risolutezza l’offensiva contro Bengasi, ha dichiarato che la “vittoria è vicina” e che respingerà la nuova occupazione coloniale. Per questo, mentre le linee dei ribelli stanno vacillando occorre essere più che prudenti.

Scritto per “La Nazione” il 11/03/2011

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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