Immigrazione illegale e ipocrisia della Corte di giustizia europea

Immigrazione illegale e ipocrisia della Corte di giustizia europea

Viene pubblicato qui l’articolo nella sua forma integrale.

Mentre in Francia gli immigrati tunisini vengono fermati per essere arrestati e ricondotti alle frontiere, in Italia siamo in piena giungla per la sentenza della Corte di Giustizia europea, che invita i giudici italiani – che l’avevano in tal senso sollecitata – a disattendere la legge nazionale sulla detenzione per il reato di immigrazione clandestina. Di fatto, con la scarcerazione degli immigrati extracomunitari arrestati in flagranza di reato in base al pacchetto sicurezza del 2009, non soltanto si mette in mora la legge italiana, ma viene anche resa inapplicabile la direttiva europea riguardante il rimpatrio degli immigrati illegali in assenza di strumenti coercitivi.

Un bel pasticcio insomma, che la Corte di Strasburgo non si cura di risolvere, dimostrando anzi, ancora una volta, come le istituzioni europee non solo non siano in grado di coordinare e gestire i flussi migratori, ma anche come esse finiscano col penalizzare quei Paesi che, come l’Italia, si trovano in prima linea nel fronteggiare le ondate di immigrazione clandestina. Si arriverà così alla paradossale situazione di immigrati irregolari arrestati dalle forze dell’ordine italiane per non aver rispettato i decreti di espulsione ma che, ora, dovranno essere rimessi in libertà dai magistrati italiani, molti dei quali – proprio per annullare i provvedimenti di arresto – già si uniformavano ad una direttiva dell’Unione Europea del 24 dicembre 2010.

Il caos si sovrappone dunque al caos, anche perché in altri paesi europei, dove le istituzioni pubbliche e le leggi nazionali sono più armonizzate e rispettate, si procede con misure drastiche e controlli puntuali ai respingimenti degli immigrati irregolari. Naturalmente il Vaticano e i partiti d’opposizione si dichiarano insoddisfatti, ma nella società – specie a livello popolare – cresce, in Italia come altrove, un sentimento di insofferenza verso un’Europa  che invece di aiutare a trovare le soluzioni, aggrava la dimensione dei problemi. A lamentarsi della sentenza della Corte di giustizia europea non è infatti soltanto il ministro Maroni ma anche il volgo che, pur senza voce e senza nome, possiede il diritto di voto.

Scritto per “La Nazione” il 29/04/2011


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