Le riforme impossibili

Le riforme impossibili

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 27 giugno 2011.

Sono più di vent’anni che si invoca una fase costituente per uscire dalle secche di cui è finita la prima repubblica ed ora arriva puntuale anche la richiesta di Luca Cordero di Montezemolo: una costituente per riscrivere le regole della democrazia. Se arrivano queste richieste, se sono fallite tutte le bicamerali, vuol dire due cose: la prima che il vecchio patto siglato con la Costituzione del 1948 non è più attuale e qualsiasi riforma di dettaglio o le sole regole elettorali non sono sufficienti a rendere più funzionale alla realtà di oggi il vecchio sistema istituzionale. La seconda verità è ancora più amara e cioè che il sistema attuale ha creato nuovi e più forti poteri che nessuno riesce a modificare, tantomeno le forse politiche che si sono formate dopo il crollo del Muro di Berlino e dopo Tangentopoli. Montezemolo ha detto che la seconda repubblica è stata uno “scempio” e, quindi, sarebbe il caso di passare rapidamente alla terza. Personalmente credo che non sia mai esistita una seconda repubblica, ma solo una troppo lunga agonia della prima. Quelli che la società italiana la studiano e la politica la commentano, prima si salire in cattedra, illudendosi che senza Berlusconi tutto possa tornare alla normalità, dovrebbero partire dalla semplice constatazione che la crisi della prima repubblica è coincisa con la crisi dei partiti e che l’ondata di antipolitica non è servita che a deprimere ulteriormente la politica e persino la sovranità popolare e nello stesso tempo ad alimentare la forze di altri poteri sia nell’ambito dagli assetti istituzionali, sia nell’ambito delle forze sociali. In un recentissimo volume dedicato al Quirinale, Giuseppe Mammarella e Paolo Cacace hanno segnalato la crescita di peso e di influenza della Presidenza della Repubblica negli equilibri politico istituzionali a fronte dell’indebolimento degli altri poteri. I due autori non hanno potuto fare a meno di segnalare l’esigenza di una “riforma dell’istituto della presidenza, nel più vasto ambito di una riforma istituzionale”. In questa riforma crediamo che non possa mancare una riformulazione più equilibrata dell’ordine giudiziario. Ed infine una definizione nitida dei poteri del governo e del premier, che, oggi come oggi, sono, aldilà delle maggioranze e delle persone, privi di quell’autorevolezza che può generare il senso dello Stato e il rispetto del mandato popolare. In questo senso le riforme elettorali possono essere una panacea, ma non la cura di un sistema malato.


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  • Posted on mercoledì, giugno 29th, 2011
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