Consenso e deficit: la crisi delle democrazie occidentali non è solo finanziaria

Consenso e deficit: la crisi delle democrazie occidentali non è solo finanziaria

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 18 agosto 2011.

Pur con qualche dubbio, un illustre filosofo italiano si è espresso a favore del diritto a esser belli. Dubbi non ne ha avuti il docente di psicologia clinica dell’università di Napoli, Nunziante Cesareo, che ha paragonato il diritto alla bellezza a quello alla salute del corpo e della mente. Le democrazie contemporanee sono diventate dispensatrici di diritti sempre più sofisticati e sempre più costosi. A volte addirittura impossibili. Non si tratta solo di stato sociale con le classiche tutele maturate nel corso della storia del Novecento, perché nel corso degli ultimi decenni le democrazie si sono allargate per tutelare ogni gruppo che avanzasse nuovi bisogni di protezione e garanzia. Si è creata così una rincorsa fra diritti, voto e consenso. In questo modo si sono alimentate attese continue di nuovi diritti e nuove esigenze. Naturalmente tutto questo è gravato sulla spesa pubblica. In questo modo gli stati si sono caricati di debiti, ma i cittadini sono stati gravati di sempre nuove tasse. I meccanismi di consenso democratico hanno addirittura sollecitato nuovi benefici e nuove elargizioni. Quando il meccanismo è diventato insostenibile, rispetto alle potenzialità economiche e alle possibilità di prelievo fiscale, gli stati sono ricorsi sempre di più all’indebitamento. Da questo punto di vista il caso italiano è esemplare: dagli anni Settanta del secolo scorso nessun governo è mai riuscito a frenare la spesa pubblica e l’indebitamento dello stato italino è giunto a livelli di primato mondiale. Così i detentori del debito pubblico sono diventati “padroni degli stati indebitati”. Oramai i deficit degli stati sono i deficit della stessa democrazia contemporanea che non è più capace di porre argini ai diritti e non riesce più a sanare i deficit pubblici accumulati nell’orgia di concessioni sganciate da qualsiasi esigenza di rapporto fra entrate e uscite, fra diritti e doveri. Forse i teorici liberali che temevano l’ipertrofia dello stato e le degenerazioni della democrazia avevano ragione. Per questo noi italiani non ci potremo lamentare se vivremo sempre di più in una democrazia limitata.

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  • Posted on martedì, agosto 23rd, 2011
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