La volpe e la lumaca: la velocità dei mercati e quella della politica

La volpe e la lumaca: la velocità dei mercati e quella della politica

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 14 novembre 2011.

In pochissime ore sono accadute in Italia cose che lasciano a bocca aperta: dalle dimissioni di Berlusconi all’incarico a Mario Monti, tutto si è svolto in un lampo. I riti usuali della politica sono stati bruciati a tempo di record sotto la spinta dei mercati, che oramai dettano i tempi e anticipano l’agenda politica. È bastato l’annuncio mediatico, quindi non ufficiale, dell’incarico a Mario Monti – con Berlusconi ancora formalmente in carica – per vedere scendere lo spread e risalire la Borsa. Nessuno si illuda che tutto possa tornare alla normalità e che quella italiana sia, come al solito un’eccezione. Anzi, proprio la vicenda italiana dovrebbe indurre tutti a riflettere sull’inadeguatezza delle democrazie nell’epoca della rete, vera anima del processo di globalizzazione dei mercati.
Accade che, ormai da più di venti anni, si possa grazie alla rete muovere immensi capitali in tempo reale, decidere investimenti e disinvestimenti e usare i titoli del debito pubblico di un paese per giocare al rialzo e, nello stesso tempo, sfruttare la scarsa credibilità di un governo o di un sistema-paese per aggredirlo con manovre speculative, magari precedute da un parere negativo delle agenzie di rating. Tutto questo e altro ancora può avvenire in tempo reale, mentre – come è facile comprendere – la risposta dei governi che dovrebbero contrastare la speculazione è inevitabilmente assai più lenta e, spesso, tardiva. La crisi dell’Euro poi, può essere rappresentata anche come una somma di due lentezze: quella della BCE e dell’Europa e quella dell’ormai decaduto governo Berlusconi, bloccato dai veti e dalle incertezze e, alla fine, costretto a gettare la spugna. Ora siamo nelle mani di un governo commissariato. Monti ha quasi un mandato di curatore fallimentare, ma dovrà tenere inevitabilmente conto dei partiti e dell’opinione pubblica, se non della piazza.
Quando c’erano la lira e la Banca d’Italia si poteva almeno agire in tempi abbastanza certi sui mercati e sulla moneta. Ora invece la BCE ha poteri d’intervento istituzionalmente limitati, mentre l’Euro non può continuare ad essere governato dall’asse Berlino-Parigi e dai veti incrociati dell’uno o dell’altro. Ad ogni livello, la crisi attuale pone un problema che riguarda non solo l’economia, ma anche la democrazia al tempo della rete.

Tagged as , , ,
Categorized as Editoriali, Editoriali, Editoriali La Nazione
  • Posted on lunedì, novembre 14th, 2011
  • 0 comments