Tre crisi e una sola morale

Tre crisi e una sola morale

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 28 novembre 2011.

Il contesto generale è quello di una globalizzazione che sta rimodellando a livello mondiale i rapporti economici, colpendo in particolare i paesi occidentali. Infatti gli Stati Uniti e l’Europa o, meglio, l’Eurozona, vivono intensamente la crisi, mentre paesi ex-emergenti come Brasile, India, Cina e Turchia raggiungono alti tassi di sviluppo del PIL e non soffrono la crisi che attanaglia il mondo occidentale. Sarebbe più corretto in realtà parlare delle crisi e non della crisi, poiché siamo di fronte a tre fenomeni che si intrecciano  e si alimentano pur mantenendo ciascuno un profilo specifico. C’è infatti la crisi degli USA, derivata dallo scoppio nel 2008 di una bolla finanziaria, questa volta immobiliare, che si è trasformata in una crisi più generale. C’è poi la crisi dei paesi europei dell’area mediterranea più il Portogallo, che è una crisi di sostenibilità e di costi crescenti del debito pubblico, con l’aggiunta, nel caso spagnolo, della bolla immobiliare e, nel caso italiano, di un deficit politico-istituzionale che si trascina dall’epoca di Tangentopoli. C’è, infine, la crisi dell’eurosistema e della moneta unica, che rimanda alla salvezza del Sistema bancario europeo e alla solvibilità degli Stati. A tutto questo si aggiunga il rischio di una nuova recessione con epicentro l’Europa e con la conseguenza dell’implosione dell’Eurozona, se non della stessa Unione Europea. I vertici e le ricette messe in campo per fermare questa idra a tre teste non sembrano risolutivi. Solo una cosa è certa, e cioè che gli Stati dovranno ridurre il deficit partendo dal taglio della spesa, e le famiglie dovranno ridurre i consumi e tornare a risparmiare. Per tutti, poi, serve fronteggiare la crisi di liquidità con politiche di austerità, ma anche con provvedimenti atti a rilanciare lo sviluppo e la produttività. Per questo occorre che gli Stati indebitati facciano la loro parte aggredendo i loro deficit con riforme strutturali incisive, ma occorre anche, allo stesso tempo, che la BCE diventi una banca capace di muoversi con tempestività ed efficacia, anche a rischio di effetti inflazionistici. Se si vogliono salvare l’Euro e l’Unione Europea ed aprire al contempo un orizzonte federale in grado di superare la carenza di democrazia che grava sull’Unione, questa è l’unica strada da percorrere. Élites europee e popoli dovranno dimostrarsi all’altezza della sfida, perché indietro non si può tornare.

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  • Posted on mercoledì, novembre 30th, 2011
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