Il default della giustizia in Italia

Il default della giustizia in Italia

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 29 novembre 2011.

I mali del pianeta giustizia in Italia sono noti e diagnosticati da anni. Pochi giorni fa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha richiamato il nostro paese per la insufficienza delle norme relative alla responsabilità civile dei giudici nell’applicazione del diritto dell’Unione. Questo problema era già noto e grave negli anni Ottanta, se i Radicali promossero e vinsero un referendum in materia. Il problema è che la legge Vassalli, non solo era insufficiente, ma è stata applicata con assoluta indulgenza e, infine, mai adeguata al diritto dell’Unione. I problemi della giustizia italiana sono, come ognun sa, molti e gravi, accumulati nel tempo e finiti nella logica distruttiva di uno scontro politico che ha impedito di consolidare il tanto tempo e le tante proposte che, pure, il Parlamento aveva elaborato, sia all’epoca del governo  Prodi, che in quello di Berlusconi. Invece di raggiungere risultati positivi, le maggioranze che si sono succedute al governo hanno disfatto,  più che valorizzato, l’enorme lavoro già fatto dalle Camere. Le associazioni dei magistrati non hanno facilitato il compito dei governi, in materia di giustizia, lo si vide con Prodi e lo si è visto con Berlusconi. Sono cose che tutti sappiamo e che probabilmente nemmeno un governo tecnico riuscirà a risolvere. Tuttavia, come sosteneva Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ieri a Firenze nell’ambito della decima edizione del premio Emanuele Casalini, nel carcere di Sollicciano, tutte le disfunzioni della giustizia italiana si riassumono nella parte più grave, nei  67.500 detenuti , fra italiani e stranieri, che popolano le nostre carceri, rendendole invivibili. Persino la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Sulejmanovic , ha condannato l’Italia e ha indicato in 3 metri quadri lo spazio vitale minimo da garantire, in cella, a ogni detenuto. L’applicazione pratica di questa sentenza comporterebbe la chiusura per sovraffollamento  della maggior parte delle carceri italiane. Si tenga presente, inoltre, che ben 28.457 carcerati si trovano attualmente in attesa di condanna definitiva e oltre 14.00 in attesa di primo giudizio. Un record negativo che pesa come un macigno sull’Italia e sulla sua cultura civile. Nessuno può pensare ad un indulto per decongestionare le carceri, visti gli esiti dell’ultimo, ma come è facile comprendere, qualcosa bisognerà fare e il prima possibile. I radicali hanno il merito di aver tenuto sempre desto il problema,  ma nessuno li ha presi sul serio, nel vortice di uno scontro insano fra centrodestra e centrosinistra, come quello a cui abbiamo assistito in Italia negli ultimi decenni. Il nuovo governo, volente o nolente, questo problema se lo troverà davanti.

Segue dalla prima pagina de La Nazione:


Tagged as , , ,
Categorized as Editoriali, Editoriali, Editoriali La Nazione
  • Posted on mercoledì, novembre 30th, 2011
  • 0 comments