L’esecutivo senza potere

Per la vostra utilità, pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Zeffiro Ciuffoletti per “La Nazione” il 19 dicembre 2011.

A dispetto della eccezionalità della situazione e nonostante il governo Monti sia una sorta di Governo del Presidente della Repubblica, la fragilità del suo esecutivo è sotto gli occhi di tutti. Tale fragilità è dovuta non solo alla drammaticità del momento, ma anche – e soprattutto – alla debolezza istituzionale dell’esecutivo per come esso è configurato nella carta costituzionale del ’48. Manca un anno e mezzo sia alla scadenza naturale della legislatura, sia all’elezione del nuovo capo dello Stato. Si tratta di una circostanza che impone a tutte le forze politiche una riflessione seria sulle sorti del sistema, perché la crisi economica ha evidenziato in maniera drammatica il pericolo non solo del default della finanza pubblica, ma anche dell’intero sistema politico-istituzionale italiano. Del resto, ad un’analisi seria non può sfuggire il fatto che la congenita debolezza dell’esecutivo sia stata una delle cause principali della debolezza di senso dello Stato ed insieme uno dei fattori determinanti della crescita del esponenziale del debito pubblico, sia prima che dopo Tangentopoli. Per questo Casini parla, ma non è il solo, di aprire una fase costituente, mentre alcuni, persino nel PD, parlano – come ha fatto Dario Franceschini – di una nuova Bicamerale per allargare il campo delle riforme, andando oltre la riforma del sistema elettorale. Se la Corte Costituzionale, organo eminentemente politico in grado di valutare la gravità del momento, dovesse rigettare i due quesiti referendari per il ritorno al Mattarellum, non ci si potrà limitare a lasciare le cose come stanno, né ci si potrà illudere di cambiare per l’ennesima volta la sola legge elettorale. Lo sforzo dei partiti maggiori, più i centristi, che insieme formano l’estesa maggioranza che sostiene il governo Monti, dovrebbe concentrarsi nell’apertura di una fase costituente volta a rilegittimare la politica e le istituzioni dopo la troppo lunga e sterile fase di transizione verso una nuova – e mai nata – Repubblica. Le riforme elettorali servono a rappresentare le varie forze in campo, ma anche a designare le maggioranze di governo. Tuttavia l’efficienza di una democrazia è data soltanto dalla coerenza tra sistema elettorale e sistema istituzionale. In un paese che, nonostante il ventennio fascista, in 150 anni ha visto la nascita di 125 governi la questione dei poteri e della stabilità dell’esecutivo è di cruciale importanza.

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  • Posted on martedì, dicembre 27th, 2011
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