Terre Uve Vini. La denominazione dei vini di qualità nella Toscana medicea e il contesto europeo

Terre Uve Vini. La denominazione dei vini di qualità nella Toscana medicea e il contesto europeo


Z. Ciuffoletti (a cura di), Terre Uve Vini. La denominazione dei vini di qualità nella Toscana medicea e il contesto europeo, Firenze, Edizioni Polistampa, 2016.

Prefazione

Come ha scritto il più grande enologo italiano, da poco scomparso, Giacomo Tachis, «in Toscana il vino non ha svolto e non svolge solamente un ruolo produttivo e commerciale, ma durante i secoli è stato anche protagonista e stimolo di tante culture: dall’arte alla musica, dalla gastronomia alla letteratura» (G. Tachis, Sapere di vino. Il più grande enologo italiano racconta la storia, La filosofia, la tecnica e luoghi del vino, Milano, Mondadori, 2010, p. 103).

Oggi, che al vino si avvicinano milioni di consumatori di ogni parte del mondo, il nettare di Bacco, proprio per la sua millenaria storia, costituisce almeno per i paesi del Mediterraneo, e sicuramente per la Toscana, un vero e proprio patrimonio culturale. In realtà, per la Toscana e per l’Italia, il vino è anche una grande realtà produttiva che vale un export di oltre 5 miliardi di euro. In particolare la Toscana figura in testa alle regioni che producono i “migliori vini d’Italia”, secondo la scelta operata dalla redazione di “Wine Spectator” per la quinta edizione di Opera Wine (2016). Per queste ragioni bisogna conoscere meglio la storia del vino, che invece in Italia non è curata come si dovrebbe. C’è una discrasia, notata dagli studiosi stranieri, tra l’importanza del vino italiano nel mondo e la produzione storiografica ad esso dedicata. Questo vale anche per la Toscana, che è sempre stata protagonista delle più grandi performance del vino italiano nel mondo fin dal tempo dei Medici. Ormai buoni vini si producono in molte parti del mondo, ma le regioni in cui la presenza della vite del vino è più antica e si è identificata con la civiltà, non possono rinunciare a far valere questa caratteristica di nobiltà e di cultura. Il mercato conta per le tendenze del gusto e la qualità del vino “moderno”, scrive Tachis, ma questo non significa che si possano ignorare le origini delle tradizioni che, semmai, costituiscono un fattore di distinzione e di qualità.

Per l’insieme di queste motivazioni è nato questo volume. Un volume che non vuole celebrare un evento come i Bandi con cui 300 anni fa Cosimo III dei Medici tentò, con un’anticipazione delle moderne DOC, di definire le aree geografiche di produzione dei migliori vini toscani adatti all’esportazione, ma vuole invece confrontarsi con una dimensione più vasta, mediterranea e atlantica, della produzione e del mercato del vino. In realtà proprio la storia ci può far capire che le origini dell’attuale dimensione globale del mercato del vino risalgono ad almeno tre-quattro secoli fa, quando le potenze coloniali europee allargarono i confini del consumo e si delinearono, proprio allora, le diverse qualità e i caratteri del vino, o meglio dei diversi vini. Allora divenne fondamentale trovare soluzioni tecniche e produttive per garantire la qualità dei vini che si esportavano e nello stesso tempo evitare le alterazioni e le sofisticazioni. I famosi Bandi del 1716 del granduca Cosimo III dei Medici furono motivati da queste esigenze. Esigenze sentite nei vari paesi produttori e che per la fine del Seicento e i primi del Settecento segnarono l’avvio di un processo, se non una vera e propria rivoluzione enologica, che col tempo e con studio infinito nelle vigne e nelle cantine, ma anche nelle confezioni (la bottiglia) e nel marketing, ha portato il vino e tutto il sistema che ruota intorno ad esso a diventare la realtà che oggi conosciamo. Una realtà nella quale il paesaggio del vino, i territori, è sostanza e, quindi, non solo bellezza, ma caratteristiche del suolo, del clima e della luce. Condizioni naturali e ambientali adatti a fornire, attraverso la scelta dei vitigni, vini dalle caratteristiche organolettiche inconfondibili. La peculiarità dei luoghi, come intuì Cosimo III, rappresentava una qualità fondamentale per l’originalità e la bontà dei vini, come tutti gli intenditori hanno compreso. L’importanza dei due Bandi del 1716 sta qui ed è per questo che, aldilà degli effetti immediati, questi provvedimenti segnano una tappa importante nella storia della civiltà del vino.

Questo lavoro, che si avvale del contributo di studiosi italiani e stranieri, che ringrazio vivamente per il loro impegno, la loro competenza e la loro disponibilità, è nato da un progetto sostenuto dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. I dirigenti dell’antico istituto fiorentino si sono dimostrati fin dall’inizio sensibili e consapevoli dell’importanza di una ricostruzione storica di ampio respiro in grado di collocare nella giusta dimensione i bandi del 1716. A volte, come in questo caso, per capire il presente bisogna partire da lontano. La storia, quella buona, serve sempre, come scriveva Benedetto Croce, a capire il presente, da dove veniamo e chi siamo […].

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  • Posted on mercoledì, marzo 1st, 2017
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