Garibaldi, l’Unità d’Italia e l’abuso della storia

Garibaldi, l’Unità d’Italia e l’abuso della storia

Dal nord al sud c’è chi pretende di riscrivere la storia del Risorgimento e dell’Unità di’Italia.

Garibaldi, che è il simbolo più popolare della storia di quel periodo, è diventato il parafulmine di tutte le recriminazioni e delle “imposture” e “complotti” che sfociarono nell’unificazione nazionale della penisola fino ad allora divisa in tanti stati e staterelli nessuno dei quali era in grado, da solo, di confrontarsi con le nazioni europee.

Dal punto di vista storiografico tutte le critiche e le accuse contro Garibaldi, sollevate ultimamente da politici leghisti e da sindaci siciliani con l’immancabile contorno di intellettuali debuttanti, non smuovono una virgola ed è naturale che non vengano prese sul serio. Dal punto di vista culturale e politico, invece, denunciano un malessere diffuso in molte nazioni europee, dove rivelano corposi contrasti di interessi e di etnie. Si pensi a ciò che sta accadendo tra fiamminghi e valloni in Belgio, una nazione che raggiunse l’indipendenza e l’unità trent’anni prima degli italiani, ma anche in Spagna, dove i baschi, e pure molti catalani, desiderano l’indipendenza. Si pensi, ancora, agli indipendentisti corsi che vorrebbero disfarsi della Francia e a molti scozzesi ostili alla Gran Bretagna.

Gli stati nazionali sono un prodotto della storia e presero forma nell’Ottocento assecondando aspirazioni e ideali di minoranze che volevano promuovere gli interessi comuni economici e culturali oppure volevano disfarsi di dominazioni straniere e darsi ordinamenti politici liberali e democratici a beneficio delle nuove compagini statali nazionali.

La storia, che è mossa da forze profonde, generò in Europa il modello degli stati-nazione indipendenti quel modello nel Novecento si impose al resto del mondo.

Sotto le macerie della prima e poi della seconda guerra mondiale l’Europa riscoprì l’esigenza di una conformazione sovranazionale in grado di resistere alle grandi potenze che dominavano la scena all’epoca della guerra fredda. Paradossalmente con la fine della guerra fredda proprio l’Unione europea, che non solo ha concentrato su di se  parti notevoli della sovranità degli stati-nazione, ma addirittura si è fatta promotrice di interessi regionali e di minoranze di ogni tipo, ha indebolito nei fatti l’autorità governativa delle nazioni. I nazionalismi etnici e le spinte disgregative che serpeggiano in Europa non annunciano nulla di buono, specialmente quando non si accontentano nemmeno di soluzioni federaliste ed autonomismi, com’è accaduto in Cecoslovacchia e in Jugoslavia.

L’Italia è già debole di suo e non sarebbe certo positivo mostrarsi divisi e lacerati, non solo davanti alle nazioni europee più importanti, ma a fronte di un processo di globalizzazione che nessuno può sperare di affrontare senza la copertura di organismi economicamente e politicamente più vasti.

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  • Posted on martedì, luglio 13th, 2010
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