Il difficile cammino verso una nuova Bretton Woods

A San Paolo del Brasile si sono tenuti i lavori del G20 finanziario che dovrebbe delineare le proposte e i temi di discussione in vista del G20 politico in programma a Washington per il 15 novembre al quale, con ogni probabilità, parteciperà anche il neo-eletto presidente Barack Obama. Il presidente del Brasile, Luis Inácio Lula sa Silva ha sollecitato una nuova governance globale, più aperta ai paesi emergenti e in grado di evitare le chiusure pretezionistiche. In sostanza Lula, che ha sposato le posizioni liberiste, ha dichiarato che la liberalizzazione degli scambi «non è più una opportunità, oggi è una necessità» e che proprio questo è il momento di rispondere alla crisi finanziaria con «una nuova architettura finanziaria mondiale». Secondo Lula, la fede nell’autoregolamentazione dei mercati è crollata come un castello di carta.

La questione dell’allargamento del G7 è stata già avanzata dai Paesi Europei, dal presidente francese Sakozy, dal ministro delle finanze italiano Tremonti, dal primo ministro britannico Brown e dal presidente tedesco Horst Köhler, che hanno proposto per primi la necessità di una nuova conferenza di Bretton Woods per tracciare i contorni e le regole di un nuovo sistema finanziario globale, adeguato ai tempi che viviamo, assai diversi da quelli in cui divennero operativi gli accordi del 1944.

In effetti, Lula ha sollecitato un ruolo maggiore per i paesi emergenti, primo fra tutti il Brasile, l’India e la Cina. Non sarà, però, facile dare autorevolezza al G20 se non si risolverà non solo la questione dell’allargamento, ma anche la definizione dei nuovi compiti del Fondo Monetario Internazionale e persino le misure straordinarie necessarie ad affrontare il caos del disordine finanziario. Il presidente Obama fino al 20 gennaio 2009 non sarà pienamente operativo e l’Europa è ancora incerta se presentarsi con una sola voce, come vorrebbe fare Sarkozy, oppure con l’Eurogruppo, più la Spagna a cui la Francia, presidente di turno della UE, ha ceduto il proprio posto a Washington. La vera questione è che la crisi avrebbe bisogno di risposte rapide e precise, mentre per una serie di motivi ci vorrà molto tempo per ridisegnare efficacemente la missione del FMI e trovare la forza di attuare misure monetarie straordinarie, richieste con urgenza dal direttore del Fondo Dominique Strauss-Kahn per evitare che la crisi dei mercati finanziari si trasformi in una recessione globale.

Scritto per “La Nazione” il 10.11.2008

Tagged as
Categorized as Editoriali, Editoriali La Nazione
  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
  • 0 comments

User comments

No Responses to “Il difficile cammino verso una nuova Bretton Woods”

Leave a Reply