I nemici della pace

La sinagoga di Pisa è stata imbrattata di macchie rosse. Un fenomeno che non era mai successo nemmeno al tempo delle leggi razziali del fascismo, come ha ricordato il presidente della comunità ebraica, Guido Cava. Qualche giorno fa, a Firenze, come in altre parti d’Italia, una manifestazione a favore dei palestinesi è finita con una bandiera di Israele bruciata. Per colmare la misura compaiono sulla stampa appelli per boicottare i negozi gestiti da ebrei e i prodotti provenienti da Israele. Addirittura qualche giornale di estrema sinistra vorrebbe pubblicare i nomi dei presunti giornalisti “filo-israeliani”. Si tratta di gesti che poco o nulla hanno a che vedere con la pace e con l’imperativo morale di condannare la guerra. Si tratta, invece, di atti di antisemitismo che la storia europea del Novecento ha già conosciuto con tutte le conseguenze atroci che sappiamo e che sono scolpite nella memoria e nella coscienza civile. A proposito della sinagoga di Pisa, il presidente del Consiglio regionale e Segretario nazionale del partito socialista, Riccardo Nencini, ha parlato di “un atto di gravità estrema”, mentre il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha parlato di “atto ignobile e stupido”. Paradossalmente, ma non troppo, questi gesti dalla violenza simbolica molto chiara si manifestano nel quadro di raduni pubblici di preghiera o di iniziative contro la guerra, definita, come nella manifestazione fiorentina “genocidio di Gaza”. Tutti questi gesti non sono a sostegno né della pace, né del popolo palestinese, ma sono azioni di fiancheggiamento delle posizioni di Hamas, che ha rotto la tregua e che impedisce qualsiasi tentativo di pace. Hamas non è un movimento di liberazione normale, è un’organizzazione fanatica e terrorista. Da molto tempo la pace in quell’area tormentata è in ostaggio dell’integralismo islamico e Hamas non ha costruito istituzioni per il bene del suo popolo, ma ha lavorato con l’aiuto dell’Iran per distruggere Israele, come stato e come popolo e infine per minare il dialogo tra l’Autorità Palestinese e gli israeliani. Dialogo voluto e sostenuto anche dall’Arabia Saudita e dall’Egitto. Per questo Hamas non è il popolo palestinese  e certo non è la maggioranza del popolo palestinese. Si dice che i morti di questi giorni a Gaza non potranno che rinvigorire il fanatismo islamico, ma coloro che sostengono questo hanno sempre preferito schierarsi. Persino gli Stati Uniti di Obama ci fanno sapere che non si potrà trattare con Hamas fino a che non riconoscerà il diritto di Israele a esistere come stato e come popolo. Lo stesso diritto che hanno i palestinesi. Provino, i veri pacifisti, a fermare, non solo Israele, ma prima ancora il terrorismo di Hamas e allora saranno credibili, come sono credibili tutti coloro che, in Europa, in Italia, nel mondo arabo non fomentano l’odio, ma tentano faticosamente di andare nel senso della pace, che vuol dire, da entrambe le parti, rinuncia all’estremismo e alla violenza. Ad Hamas, non lo ha capito solo chi non lo vuol capire, non importa nulla delle vittime innocenti, anzi le strumentalizza, e meno che mai gli interessa la pace. Ecco perché, anche da noi, occorre segnalare questi gesti di fanatismo e di intolleranza che si nascondono ipocritamente sotto il segno del pacifismo.

Scritto per “La Nazione” il 14.01.2009

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  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
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