Il Barone di ferro e il vino Chianti

Bettino Ricasoli, il “Barone di ferro” come fu soprannominato, fu capo del governo provvisorio toscano nel 1859, ma anche per due volte presidente del Consiglio dell’appena nato Regno d’Italia; nel 1861 e nel 1866. La politica lo impegnò molto, ma molto di più lo occupò la ricerca di un  vino sublime, perfetto, in grado di sfidare i grandi vini francesi che allora dominavano incontrastati il mercato internazionale. Così, dopo decenni di esperimenti, dopo un intenso lavoro nelle vigne e in cantina, il barone Ricasoli raggiunse l’obiettivo di produrre un grande vino rosso da invecchiamento. Nel 1872 ne diede notizia allo scienziato che lo aveva aiutato nelle analisi e negli esperimenti: dalle vigne del Castello di Brolio in Chianti era nato un grande vino, prodotto con vitigni autoctoni: il sangiovese, il Canajolo e la Malvasia bianca; quest’ultima era riservata solo ai vini “all’uso della tavola quotidiana”, mentre non era presente nei vini destinati all’invecchiamento e all’esportazione. Ricasoli era un uomo saggio e sapeva che il vino è un prodotto naturale, e che nessun disciplinare avrebbe potuto fissare formule rigide. Invece, nel secondo dopoguerra, quando furono elaborati i disciplinari del Chianti classico, venne fissata anche una percentuale di uve bianche. Ci volle del tempo e un geniale enologo come Giacomo Tachis per usciere dalla prigione dei disciplinari e riguadagnare il mercato internazionale con dei vini italiani di grandissima qualità. Fa piacere oggi sapere che proprio quest’anno, nel bicentenario della nascita di Bettino Ricasoli, il Chianti prodotto nella storica fattoria del Castello di Brolio da Francesco Ricasoli, ultimo erede dell’antica famiglia fiorentina, è stato classificato al quinto posto della classifica dei cento migliori vini del mondo, selezionati dagli esperti della prestigiosa rivista americana “Wine Spectator”. In tempi di crisi,anche per il vino, è un grande riconoscimento che ancora una volta spingerà i produttori italiani a sfidare la concorrenza e a rinnovarsi.

Scritto per “Italia Oggi” il   30.11.2009

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  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
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