Tempo di cinghiale… in dolce e forte

L’autunno è la stagione del cinghiale e a me ricorda la splendida cotenna della «bestia nera» tagliata a dadi e fatta in dolce e forte alla maremmana. Invece ad alcuni esponenti leghisti padovani è venuto in mente di portare un maialino, erede in rosa della bestia nera, a razzolare nei prati dove dovrebbe sorgere una moschea, in un luogo non lontano dalla città di Sant’Antonio che del maiale fu il santo protettore. Un tempo nelle terre abitate dai Celti, il cinghiale era sacro ed era l’attributo del dio Hug, che veniva rappresentato dio – cervo e dio del gioco e della divinazione. Hug era il dio garante della fecondità e della resurrezione della vita. Era anche figlio della Grande Madre, a cui erano consacrati cinghiali e maialini. I Celti onoravano Hug e il cinghiale al punto di porre una statuetta di questo animale sugli elmi e di raffigurarlo sugli stendardi (cfr. M. Scheggi, Il grande libro del cinghiale, Ed. Olimpia, Firenze, 2004). Addirittura arrivavano a spalmare sui capelli una densa poltiglia di grasso e gesso affinché la loro pettinatura assomigliasse alla cotenna dell’animale, quella stessa che in gioventù gustai in dolce e forte con il cioccolato, i pinoli e l’uvetta. I druidi, i sacerdoti dei celti, di cui alcuni leghisti si considerano discendenti, venivano chiamati «grandi cinghiali bianchi». Sempre secondo un’antica leggenda, il cinghiale rappresentava il mese di ottobre oppure le stagioni dell’inverno.
Forse i militanti della Lega non hanno mai letto un libro di mitologia o di storia, ma dimostrano di avere una straordinaria attrazione per il maiale, tanto da pensare a istituire una sorta di maiale-day per difendere la loro identità minacciata dagli immigrati mussulmani. In effetti, l’attrazione fatale dei leghisti per il maiale è pari alla repulsione dei musulmani per il povero suino, che invece noi, golosi e laici, vorremo festeggiare come re della tavola trasformato in splendida porchetta, delicati prosciutti, mortadelle, salamini, cotechini, zamponi, salsicce e salsicciotti, capocolli e sanguinacci, ariste e fegatelli.

Scritto il 15/11/2007 per Italia Oggi

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  • Posted on mercoledì, luglio 14th, 2010
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