La patata al tempo della rivoluzione

Quando i teologi si occupano di cibo sono sempre guai. Almeno, così, accadeva in passato con tutti i nuovi prodotti portati dalle Americhe, dal pomodoro al cioccolato. Non sfuggì all’ostracismo iniziale nemmeno la patata perché anche lei non era citata nella Bibbia e nei testi sacri. Per questa ragione il suo uso a fini alimentari fu molto lento a penetrare nelle campagne europee. Fra l’altro non si sapeva bene né come coltivarla, né come conservarla e né come cucinarla. Come è noto, infatti, le patate non vanno conservate alla luce perché diventano verdi e, quindi, tossiche sia per gli uomini che per gli animali, né vanno mangiate crude. Nel Settecento, però, la fame si faceva ancora sentire in Europa e a metà secolo (1764-65) ci furono delle vere e proprie carestie. Inoltre, via via che la popolazione aumentava, aumentavano anche le bocche da sfamare e poter unire ai cereali tradizionali, il tubero americano, che aveva rese molto elevate, poteva essere un vero sollievo. All’inizio, però, le patate potevano al più servire a sfamare gli animali, ma solo se cotte e questo comportava un primo passaggio che fu lungo da comprendere. Comunque, nelle campagne povere e fredde dell’Europa del Nord, in Irlanda e in Inghilterra, dove il grano in certe annate dava magri raccolti, i proprietari colti riuscirono a convincere i contadini a coltivare le patate per il loro nutrimento. Da lì la coltivazione della patata passò nei Paesi Bassi e poi nell’area tedesca, dove i soldati francesi impararono a mangiare il tubero, saporito e nutriente, ma solo se cotto e salato. Nel 1762 un agronomo francese Duhamel du Monceau raccomandava nei suoi Éléments d’agriculture di coltivare la patata e ne esaltava le caratteristiche alimentari. In un primo tempo la patata in Francia si diffuse solo nelle regioni dell’Est, confinanti con i paesi di lingua tedesca: l’Alsazia e la Lorena. Poi nel 1771 l’Accademia di Besançon premiò il lavoro del medico Parmentier, che divenne il vero e proprio promotore della patata in tutta Europa e anche nella nostra penisola. Fu lo stesso Permentier a piantare nel 1787 le prime patate nella regione parigina dei Sablons a Neuilly convinto che se si riusciva a far mangiare le patate al popolo di Parigi, il tubero sarebbe diventato di moda in tutta la Francia. La regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, si appassionò alla patata e per reclamizzarla si fece vedere mangiare lei stessa delle porzioni di patate lesse. Non solo, nelle sue passeggiate portava un bel fiore di patata nel cappello. La rivoluzione del 1789, esaltò il popolo, ma anche lo affamò. Le patate divennero, quindi, una necessità e così il 13 gennaio 1794 nel bel mezzo della guerra e del Terrore, si impose a tutti i contadini di coltivare una parte dei loro terreni a patate. L’ordine, in tempo di Terrore, andava eseguito, e così fu.

Scritto per “Italia Oggi” il 09.04.2009

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  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
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