Principi e simboli. A proposito della moschea a Ground Zero

Principi e simboli. A proposito della moschea a Ground Zero

I principi sono sacri, ma con i simboli non si può scherzare.  Questo vale per tutti, per gli americani, da otto giorni alle prese con la questione della Moschea e del centro islamico a Ground Zero e per noi, che dobbiamo affrontare la richiesta delle comunità islamiche di erigere moschee nelle nostre città, spesso permeate di simboli cristiani. Da ultimo Firenze, dove ormai si chiede ufficialmente una moschea in città, dopo tutte le polemiche già insorte nelle cittadine toscane da Greve in Chianti a Colle Val d’Elsa, che hanno dovuto affrontare questo problema. Come negli USA anche da noi il dibattito attraversa e scompone gli schieramenti politici, il mondo della cultura e dei media. Ma in USA , come in Europa, le popolazioni, salvo poche eccezioni e fatte le debite differenze, danno risposte molto nette che la classe politica non può ignorare.  In un recentissimo sondaggio della CNN il 70% degli intervistati si è dichiarato contrario al progetto del centro islamico a Ground Zero, il luogo simbolo della tragedia del terrorismo e di una guerra ancora in corso, per la quale muoiono ogni giorno soldati USA e soldati alleati in Afghanistan e in altre parti del mondo. Così il presidente Obama, già in difficoltà sul problema della guerra, ha dovuto fare marcia indietro in appena 24 ore sulla questione della moschea a Ground Zero. Prima si è dichiarato favorevole richiamandosi ai principi della libertà religiosa dei Padri Fondatori, poi si è corretto richiamandosi alla saggezza, al buon senso e all’opportunità. Prima aveva fatto appello ai valori, sottovalutando la realtà, poi, davanti alla reazione popolare, si è dovuto correggere. Ground Zero è un simbolo non solo per i parenti delle vittime, ma per la maggioranza del popolo americano. Da qui la scoperta che i simboli hanno la forza della realtà al punto che possono condizionare i principi. Ground Zero è il luogo del più grande omicidio di massa della storia  americana, commesso e rivendicato da fondamentalisti islamici. Per questo sia Obama, sia il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ebreo ed ex repubblicano, anche lui favorevole al progetto, sono stati messi in difficoltà, principalmente dalla reazione del buon senso popolare, espressa sul piano istituzionale dal governatore afroamericano dello stato di New York David Peterson: “Va bene il principio, ma non lì”. Ci sono restrizioni che non annullano i principi, ma li costringono a confrontarsi con motivazioni più profonde, spesso altrettanto sacre. Di questo tutti i politici devono prendere atto, almeno nelle democrazie liberali.

Scritto per “La Nazione” il  18/08/10

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  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
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