Riforma elettorale come panacea di tutti i mali

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini preme per una riforma elettorale e non c’era da dubitarne. Il coro che chiede la riforma già si leva da tempo nel cielo permanentemente agitato della politica italiana. Naturalmente ogni proposta di riforma viene presentata come la panacea di tutti i mali. Purtroppo siamo tutti, o quasi tutti, vaccinati per crederci. Sono tante le volte che, da Tangentopoli in poi, si sono cambiate le regole elettorali, ma né le riforme proposte dal centro-sinistra, né quelle proposte dal centro-destra sono servite a ridurre la conflittualità distruttiva e a migliorare la governabilità del sistema. C’è, in materia, non solo una dose impressionante di demagogia, ma anche una forte malafede. Basti pensare che il voto di lista che fu abolito per fare dispetto a Craxi, viene oggi reclamato a gran voce proprio da coloro che, all’epoca, ne appoggiarono l’eliminazione. Il sistema elettorale attualmente in vigore, ricalca quello in vigore nella Regione toscana, che non è governata da Calderoli e che, esempio unico in democrazia, non ha mai conosciuto alternative. Qualche illustre studioso si augura che i politici, ricondotti alla ragionevolezza, possano trovare l’accordo per una buona riforma elettorale. Al momento attuale tale speranza sembra del tutto vana, poiché la ragionevolezza indurrebbe tutta la politica – governo e opposizione –  ad occuparsi dei mille gravi problemi che, aggravati dalla crisi economica, tormentano la vita sociale del paese, piuttosto che discutere – a due anni appena dalle elezioni – del sistema di voto. Qualora il Presidente Fini, ora anche capopartito, decidesse di sciogliere le sue ambiguità, si potrebbe da un lato riprendere l’azione di governo, dall’altro porre in essere non tanto una riforma elettorale, quanto – e soprattutto – un chiarimento di sistema. Se si vuole restare nel bipolarismo, non c’è infatti legge elettorale che possa surrogare la necessità di una riforma complessiva dell’asseto costituzionale. Persino nel caso in cui i centristi dovessero trovare un’intesa sul sistema alla tedesca, si porrebbe il problema di un cambio delle regole del sistema, a partire da quelle che riguardano le prerogative del Presidente del Consiglio. Se ci fosse in Italia un vero statista, all’altezza della situazione, questi spingerebbe per l’apertura di una stagione costituente, con relativa assemblea, per il varo delle riforme istituzionali. Fino ad ora infatti ogni altro metodo, comprese le ripetute commissioni bicamerali, si è rivelato inutile.

Scritto per “La Nazione” il 13/10/2010

Categorized as Editoriali, Editoriali, Editoriali La Nazione, Senza categoria
  • Posted on venerdì, dicembre 10th, 2010
  • 0 comments

User comments

No Responses to “Riforma elettorale come panacea di tutti i mali”

Leave a Reply