Nel clima di Bali

L’Isola di Bali, dove si è tenuta la conferenza sul clima, è una delle capitali turistiche del fascinoso Oriente e naturalmente la delegazione italiana, guidata dal Ministro Pecorario Scanio, era fra le più numerose: oltre cinquanta membri fra cui gli esperti della Regione Campania. A Bali, dove si sono riuniti i Paesi firmatari del Protocollo di Kyoto, per fermare i nuovi obbiettivi per il dopo 2012, data di scadenza del protocollo sulle emissioni del gas serra considerati responsabili dei mutamenti climatici. Lo scontro, poi finito in un compromesso, ha visto un vasto fronte di grandi paesi fra cui gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone, l’India e il Canada che non vogliono fissare parametri rigidi per la riduzione dei gas e i paesi europei che vorrebbero fissare parametri precisi per la riduzione dei gas (25-40% in meno) da raggiungere entro il 2020. Naturalmente Pecoraro Scanio ha sostenuto che gli Stati Uniti esercitano un ruolo frenante, ma non ha avuto l’umiltà di ricordare, almeno dentro se stesso, che noi (cioè lui) firmiamo tutto ma poi siamo i primi a non rispettare niente. Solo Al Gore è stato più esagerato, accusando Bush di essere il principale ostacolo al progresso della lotta per ridurre i gas serra e salvare il mondo dal nuovo nazismo. Al Gore è il capo dei salvatori della terra, ma pochi giornalisti si sono ricordati delle molte critiche che in sede scientifica sono state portate al suo catastrofismo. Queste critiche non sono venute in mente agli inviati e ai giornalisti accreditati alla conferenza di Bali. Quando si parla di ambiente il tono deve essere sempre quello della catastrofe e con il clima sta accadendo la stessa cosa. Sembrano tutti, agit prop, specializzati nel diffondere allarme sociale, invece che vagliare criticamente i dossier, le analisi e le proposte. Se fossero più attenti, ed alcuni in vero lo sono, si sarebbero accorti che un gruppo di oltre cento scienziati, fisici, climatologi e ricercatori di tutto il mondo hanno inviato al Segretario delle nazioni Uniti un documento molto critico dove si dicono cose che meriterebbero maggior attenzione. Si afferma, per esempio, che “non è possibile fermare il cambiamento climatico, un fenomeno naturale che ha interessato l’umanità, attraverso i secoli”. In sostanza, secondo i firmatari, l’uomo non è responsabile che in minima parte dell’andamento dei cicli climatici. Come è noto il panel intergovernativo istituito dall’Onu, un organismo molto influenzato dalla politica, sostiene, invece, l’origine antropica del riscaldamento globale e punta, per questo, alla riduzione drastica delle emissioni di CO2. Ora dicono gli scienziati firmatari del documento, non è chiaro se sia possibile alterare il clima globale con i tagli alle emissioni dei gas serra. Il sistema del clima è troppo complesso e, pur essendo vero che ci troviamo in una fase di riscaldamento, non è altrettanto certo che la cura che si è deciso di adottare sia giusta.

In realtà in Europa e negli Stati Uniti sono tante le spinte delle grandi imprese che investono in tecnologie e ricerche sulle energie alternative e sulle tecnologie di disinquinamento. Per loro il clima, come l’inquinamento, è il business del futuro. In questo senso l’accordo raggiunto a Bali è una sorta di compromesso al quale alla fine hanno aderito anche gli americani, che stanno trasformando Silicon Valley in uno dei distretti più avanzati nelle tecnologie ambientali.

Scritto per “La Nazione” il 17.12.2007

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  • Posted on venerdì, agosto 27th, 2010
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