L’immigrazione frena nell’Italia in crisi

L’immigrazione frena nell’Italia in crisi

Viene pubblicato qui l’articolo nella sua forma integrale.

Il rapporto per il 2010 dell’ISMU, un istituto di ricerche sull’immigrazione di Milano, registra una diminuzione degli ingressi di migranti sia regolari che irregolari. Gli extracomunitari irregolari sono ancora più di mezzo milione, ma mentre c’è una riduzione dell’insieme degli immigrati, c’è un incremento degli stranieri minorenni che hanno ormai superato il milione . Si può capire che il calo degli immigrati sia dovuto principalmente agli effetti della crisi economica, ma non si può trascurare che il maggior controllo e le politiche di accordi bilaterali, vedi il caso della Libia e la fine degli sbarchi a Lampedusa, producono degli effetti non trascurabili. Naturalmente il dato strutturale di fondo rimane quello, a tutti noto, dell’invecchiamento della popolazione italiana e della scarsa natalità. Gli ultrasessantenni sono ormai un quarto in più dei ventenni. In più i nostri giovani, spinti verso l’Università, non riescono più ad intercettare o non vogliono accettare l’offerta di lavoro che proviene da settori come l’artigianato, l’agricoltura, i servizi. Mancano, insomma, giovani disposti a lavorare nei settori, pure remunerativi, dell’edilizia specializzata (piastrellisti, idraulici, montatori), della panificazione dell’agricoltura o dei servizi alla persona.
Persino i nostri istituti tecnici, salvo alcuni come gli alberghieri, non funzionano a dovere e non preparano tecnici diplomati capaci di ricoprire ruoli qualificati nell’industria o nei servizi. Nei prossimi anni, se l’economia riprenderà, l’Italia avrà bisogno di lavoratori manuali, ma se lo sviluppo interno sarà modesto non è detto che i giovani italiani possano permettersi di rifiutare lavori di questo tipo. Il futuro, quindi, si gioca sull’economia, ma anche su politiche adeguate in almeno tre settori che interessano proprio i giovani: favorire la famiglia e le giovani coppie (agevolazioni fiscali, servizi, casa); riformare l’offerta formativa con il rilancio degli istituti tecnici e professionali, infine agevolare la concessione della cittadinanza per i figli di immigrati regolari.
Nessuno, però, né gli studiosi, né i politici dovrà ignorare il carico demografico complessivo, la capacità di ripresa dell’economia e infine i problemai relativi alla sicurezza e alla tenuta sociale.

Scritto per “La Nazione” il 14/12/2010

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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