Le violenze, i danni e l’indulgenza plenaria

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La “grande giornata” doveva sfiduciare dal basso il governo contemporaneamente alla sfiducia presentata nel Palazzo. «Ge-no-va» «Ge-no-va» urlavano fin dalla mattina i “pacifici” dimostranti di Roma, un’insalata mista composta da studenti anti-Gelmini, terremotati organizzati, mamme vulcaniche di Terzigno, disoccupati organizzati di Napoli, neonate «brigate Monicelli», più nuclei della Fiom, gli anarco-insurrezionalisti dei centri sociali e poi ancora i misteriosi Black Bloc, gli ultrà romani e napoletani etc. Quando i pacifici dimostranti, «tutti uniti contro la crisi», hanno capito che in Parlamento le cose si mettevano male per loro, e il governo otteneva la fiducia in entrambi i rami del Parlamento, hanno messo a ferro e fuoco il centro di Roma, nel tentativo di elevare il livello dello scontro, magari cercando il morto, proprio come a Genova. Qualche centinaio di professionisti della violenza hanno attaccato con i classici sistemi della guerriglia urbana, utilizzando come riserva strategica i “pacifici manifestanti” ed in effetti alcuni di loro, qualche migliaio, li ha seguiti per trasporto emulativo e per entrare nella storia della “grande giornata”. L’attacco che ha devastato il centro storico di Roma, causando venti milioni di Euro di danni e aprendo fra le macerie e il fumo degli incendi le feste di Natale, era ben organizzato. Gli esperti della guerriglia sanno usare gli ingenui, sono sicuri di pagare prezzi modesti e di trovare tanta comprensione. Qualche ipocrita della legalità accuserà gli “infiltrati” di aver fatto degenerare la “pacifica dimostrazione” e magari si aprirà pure un’inchiesta contro le forze dell’ordine e chi li comandava. Molte armi – bulloni, aste e pezzi di ferro, sanpietrini e bastoni avvolti in bandiere colorate – sono state fornite dalla città, ma altre erano preparate e predisposte. I “giustificazionisti” a tempo pieno hanno condannato le violenze, scaricando la colpa sugli “infiltrati” o sui misteriosi Black bloc, rigorosamente a viso coperto, con caschi e scudi tipici dei guerriglieri urbani. Scaricare su costoro tutta la colpa è un alibi per non capire, ma i milioni di Euro di danni si trasformeranno in milioni di voti di cittadini che hanno compreso e sono silenziosamente inferociti. L’opposizione continuerà a vantarsi di quelli che vanno in piazza o sui tetti. La magistratura invece di un’inchiesta seria, ha scelto la linea del processo per direttissima e dell’indulgenza plenaria per la “ragazzata”: liberi tutti e subito. La polizia e il sindaco di Roma hanno capito che la violenza è possibile, ma a pagare saranno sempre i soliti noti: poliziotti e cittadini.

Scritto per “La Nazione” il 17/12/2010

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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