Le “cento città” e l’identità dell’Italia

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C’è un passo della Canzone italiana, poi ribattezzata, Inno di Garibaldi, scritto nel 1859 da Luigi Mercantini, il più popolare poeta del Risorgimento, che racchiude un aspetto fondante dell’identità italiana: “Le genti d’Italia son tutte una sola/ son tutte una sola le cento città”. Le città, le “cento città italiane”, con Roma in testa, rappresentavano molto bene la dimensione popolare e urbana, ma anche policentrica, della giovane nazione che stava per affermarsi sulla scena europea. Si può dire, anche, che le origini del Risorgimento si legavano intimamente alla riscoperta delle “piccole patrie” che avevano caratterizzato la storia antica e medievale di una “nazione”, ricca di storia e cultura, ma divisa e sottomessa, perché incapace di federare le sue grandi e piccole città-stato. Queste idee, complici la nuova sensibilità portata dal Romanticismo, stavano lievitando già sul finire dell’età napoleonica e poi nell’epoca della Restaurazione. Si pensi al grande successo di un’opera come la Storia delle Repubbliche italiane nel medioevo dello svizzero Sismondi de Sismondi. L’edizione parigina, uscita fra il 1809 e il 1819, e più ancora la successiva traduzione italiana, fecero di quest’opera una tra le più importanti e lette dalla gioventù colta della penisola. Benché subito censurata dell’Austria e messa all’Indice della Chiesa, l’opera di Sismondì esaltava la forza e la civiltà delle “patrie cittadine italiane”, contrapposte all’Impero e al Papato, calandone la storia nel pathos romantico della libertà e dell’individualità. Da qui presero corpo i miti di Legnano e della Lega delle Città in lotta per difendere la loro autonomia dall’Impero. La Lega delle Città che si erano battute a Legnano era l’antefatto di una nazione che aveva, tuttavia, perso l’occasione di trasformare un’alleanza vittoriosa in una federazione. Sia il federalismo cattolico liberale, sia il federalismo democratico di Cattaneo si ispirarono a questa storia, trasformata in un mito, che diventò la forza attiva del Risorgimento. Per la cultura cattolica la comunità politica naturale era proprio il municipio, la piccola patria, in cui i legami impersonali e l’interesse per il bene comune si concretizzavano nell’esperienza diretta dei cittadini. Carlo Cattaneo identificò nelle città, nei liberi municipi, il “principio ideale delle istorie italiane”. “Le nostre città – scrisse – sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia, vi fanno capo tutte le strade, tutti i mercati del contado, sono il cuore nel sistema delle vene, sono termini cui si dirigono i consumi, e da cui si diramano le industrie e i capitali, sono un punto di intersezione o piuttosto un centro di gravità”. Purtroppo questa storia era valida in prevalenza per l’Italia centro-settentrionale. Diversa era la storia dell’Italia meridionale, dove avevano prevalso realtà statuali dominanti sulle “povere città provinciali”, e dove le città erano grandi capitali come Napoli e Palermo dal tessuto sociale fragile, fatto di schiere di burocrati, “paglietti” e masse popolari misere e analfabete. Insomma le città italiane del centro-nord erano un ricettacolo vivo di ricchezza e di arte, di tradizioni civili e religiose sempre vicine al popolo. Gli abitanti di queste città si sentivano almeno un po’ cittadini proprio perché eredi di antiche e ben radicate istituzioni e tradizioni civiche, per quanto svuotate di significato a causa dalla formazione di Stati accentrati e da dominazioni esterne. Il Risorgimento italiano, proprio per questo, prese le mosse da quelle élites colte cittadine che si riunivano nei salotti , nei circoli, nei teatri , nei caffè, nelle università e nei gabinetti di lettura. Il problema di fondo dopo il fallimento delle rivoluzioni del ’48 e delle ipotesi federaliste, rimase quello di conciliare il policentrismo con il centralismo, il localismo con l’unitarismo, il Nord con il Sud. Ancora oggi, a centocinquant’anni dalla nascita dello Stato Unitario, questi sono i nostri problemi e di essi si occupa l’agenda politica alla ricerca di una difficile, ma non impossibile, soluzione.

Scritto per “La Nazione” il 10/01/2011

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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