Una costituente per le riforme

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Da più parti si ritorna a parlare della necessità di aprire una fase costituente per evitare l’effetto catastrofico di quel conflitto permanente tra istituzioni e poteri dello Stato che oramai ha raggiunto livelli insostenibili. Per ultimo lo ha fatto Luca Cordero di Montezemolo che, con la sua fondazione Italia Futura, interviene ormai direttamente nella polemica politica con analisi meditate e puntuali, anche se spesso non ascoltate come, invece, meriterebbero. Montezemolo ha dichiarato con amarezza che «la seconda Repubblica ha fallito la sfida della modernizzazione» e che si è oramai giunti ad un «punto di non ritorno della nostra storia nazionale». Il congiungersi e l’intrecciarsi degli effetti della crisi politico-costituzionale e di quelli della crisi economica, con le sue inevitabili conseguenze sociali, non può sfuggire alle classi dirigenti nel loro complesso, non solo a quelle politiche o a coloro che ricoprono ruoli istituzionali. Coloro che sembrano rendersi conto della serietà della situazione dovrebbero assumere atteggiamenti e propositi di assoluta responsabilità per indicare una via di uscita al senso di smarrimento e frustrazione che attraversa l’intera società e massimamente le generazioni più giovani.
Nessuno può sapere come finirà e se finirà l’attuale crisi politica, ma si può dire che nessuno degli attori principali sembra in grado di fornire soluzioni all’altezza della situazione. Né, del resto, la crisi di governo e l’eventuale rinvio al corpo elettorale potrebbero rappresentare un rimedio alla crisi italiana. Tutte le strade sinora percorse per ricreare un equilibrio tra politica e magistratura si sono rivelate fallimentari. Si pensi solo alle tante commissioni bicamerali per la riforma della Costituzione, oppure al ripetersi di leggi elettorali che invece di risolvere hanno aggravato i problemi della governabilità e della stabilità del quadro politico. Bipolarismo e federalismo sono obiettivi irraggiungibili senza un adeguato quadro istituzionale. L’apertura di una fase costituente dovrebbe a questo punto essere considerata da tutti, anche dall’attuale governo, non un’utopia, ma la via del realismo e della responsabilità nazionale.

Scritto per “La Nazione” il 21/01/2011

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  • Posted on mercoledì, marzo 23rd, 2011
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